Le lampade ricaricabili hanno cambiato il modo di illuminare la casa: non dipendono più da una presa, si spostano dove servono e spariscono quando non servono. Ma non sono tutte uguali. Ecco cosa guardare, in ordine di importanza.
Autonomia reale, non dichiarata
L'autonomia dipende dalla capacità della batteria (in mAh) e dall'intensità a cui usi la lampada. Una batteria da 1200 mAh su un LED da 2 W dura circa 4 ore a piena luce e fino a 8 ore al minimo. Diffida delle autonomie "fino a 50 ore": quasi sempre sono misurate alla luminosità più bassa.
Ricarica USB-C
La porta USB-C è ormai lo standard: un solo cavo per telefono, cuffie e lampada. Le lampade con basetta proprietaria o micro-USB sono più scomode e più difficili da sostituire quando il cavo si rovina.
Regolazione al tocco
Un buon dimmer touch permette di passare dalla luce di cortesia alla luce da lettura senza interruttori. La regolazione continua (pressione prolungata) è preferibile ai tre livelli fissi: trovi esattamente l'intensità che vuoi.
Materiali
Il legno massello e il metallo verniciato invecchiano bene; la plastica lucida no. Il diffusore opalino è quello che fa la differenza nella qualità della luce: nasconde il LED e distribuisce il chiarore in modo uniforme.
Grado di protezione, se esce di casa
Per il tavolo del terrazzo serve almeno IP44; per un uso interno è sufficiente IP20. Le lampade in legno naturale preferiscono comunque restare al riparo dalla pioggia.
Dove rendono di più
- Comodino: nessun cavo dietro il letto, luce regolabile per leggere.
- Tavolo da pranzo: una luce bassa al centro della tavola, come una candela che non si consuma.
- Angolo lettura: accanto alla poltrona, senza dover spostare mobili per raggiungere una presa.
- Corridoio e bagno di notte: al minimo, come luce di cortesia.
Le lampade ricaricabili Lumeriva sono selezionate seguendo questi criteri: ricarica USB-C, dimmer touch continuo, diffusore opalino e materiali naturali.